Qualche dritta

A quarantasei anni posso dire che di alcuni passaggi personali sono particolarmente soddisfatta,

me

chiaramente conquistati attraverso cadute, dolori e un lavoro interiore piuttosto impegnativo:

– fiuto a km di distanza: nevrotici, succhia-energie, manipolatori, ego- riferiti, vittime che in realtà sono carnefici mascherate, “le acculturate”  (soprattutto le donne di media istruzione ma anche gli uomini con una forte componente femminile) che leggono libri per vantarsi, senza aver acquisito  una profonda lezione da dare a se stessi; quelli che non parlano spontaneamente, i codardi, i pettegoli, i puntigliosi intellettuali. Ma siccome non dedico energie nel giudicarli (diverrei come loro) semplicemente cambio strada;

– non faccio dipendere la mia autostima dal comportamento degli altri: se a qualcuno piaccio o meno non significa nulla. Anche perchè poi non dipende neanche da quanto sei affascinante  o meno, dipende dalle proiezioni che l’altro ti getta addosso. Solo  3 o 4 forse 5 persone al mondo possono, a buon titolo, affermare di vedere l’altro per come è realmente. E non lo vanno certo a dire.

– rido molto di me stessa, mi derido anzi, spesso, soprattutto quando ancora mi viene l’automatismo della perfettina.

– riesco a godere della mia stessa presenza senza annoiarmi e senza cercare qualcuno con cui riempire un “vuoto” (che, oltrettutto, una volta che ci fai amicizia, il vuoto ti porta dei doni bellissimi: intuizioni, la cicatrizzazione delle ferite  …);

– non voglio avere ragione: non mi interessa (non sono più identificata nelle opinioni sociali/familiari indotte). Voglio la Verità. Perciò osservo, ascolto, poi propongo il mio punto di vista,  in attesa di scambiarlo con quello dell’altro. Se l’altro ha un punto di vista interessante (perchè amplia la mia visione) glielo dico e ne apprezzo sinceramente la condivisione;  altrimenti se intuisco che vuole solo imporre la sua parziale verità, gli dico che  ha perfettamente  ragione e lascio la conversazione;

–  ho capito che il tempo è prezioso e perciò non faccio più quello che non mi va di fare: i riti religiosi, le feste comandate, i doveri sociali familiari, le discussioni sterili, le ragioni della politica (che in realtà si auto-conserva con il “dividi et impera “) : se non arreco dolore a qualcuno e se non violo la legge, non lo faccio;

– ho una mia morale: non quella falsa, ipocrita, religiosa, anch’essa auto -conservante: cerco di non dare dolore agli altri volontariamente, almeno ci provo;  ma se qualcuno voleva usarmi e non gli è riuscito, bè problemi suoi!

– ho capito che quasi tutti si usano. Ma sei sei abbastanza forte smetterai di usare gli altri e di conseguenza di farti usare;

– ho capito che siamo pieni di aspettative verso gli altri e quindi di future cocenti delusioni: ci aspettiamo determinati  comportamenti dagli altri (in virtù di come noi ci comporteremmo) senza considerare che siamo tutti diversi. Eppure noi siamo i primi che deludiamo noi stessi e gli altri,  ma non lo vogliamo vedere. Ho sperimentato una grande verità: ognuno di noi ha una parte in luce ed una in ombra e quando fai pace con la tua ombra, quella degli altri ti risulta meno indigesta;

-ho imparato la lezione più dura di tutte: l’altro ti fa da specchio. E prima impari a inchinarti a questa implacabile legge e prima ne esci. Acquisisci l’abilità del punto 1.

Ecco, una riflessione che per qualcuno può rappresentare una dritta in più, nel cammino dell’Esistenza, quando, a volte si fa oscuro e in salita.

Un abbraccio,

Francesca

 

 

Post pubblicato sul mio blog il giorno 11/07/2019.

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