Una lettera

Cara Francesca,

Tramonto a Monte Mauro

ti scrivo nella speranza che questa lettera ti arrivi quando sei (quasi) completamente guarita. Te la sei cavata (fisicamente) abbastanza bene. Ma volevo dirti che te la sei cavata bene soprattutto “dentro”: hai reagito bene, hai riflettuto bene, dimostrando di essere una ragazza intelligente. Ti scrivo per riprendere due o tre riflessioni che abbiamo fatto insieme.

Avere l’incidente è stata una brutta cosa, certo. Ma nella vita, l’hai visto anche tu, una disgrazia, più o meno grave, può trasformarsi , se “elaborata” da una riflessione attenta, in una esperienza che ci fa imparare qualche verità sulla vita, ce ne fa capire il senso.

Rompersi una gamba, provare una paura tremenda, può dunque essere un fatto positivo?

No, e certo non lo dobbiamo cercare. Ma una volta accaduto, è da persone intelligenti e sensibili, trarne tutto il positivo che ci può essere. Qual’è il “positivo”? Siccome non passato anch’io attraverso quell’esperienza, mi pare sia questo:

– si scopre di essere amati da un certo numero di persone: e questo ci dà sicurezza. Lo sapevamo, ma toccarlo con mano ci dà grande gioia;

– si interrompe la corsa pazzesca da un luogo all’altro, da un appuntamento all’altro della nostra giornata, la si giudica, c’è una lunga sosta per pensare, si riflette di quante inutili cose sia fatta la nostra giornata. Guardate con un minimo di distanza, le cose che facciamo, spogliate dall’emotività che le accompagnano, si rivelano molto meno essenziali di quanto non crediamo;

– si pensa alla nostra fragilità umana: si poteva concretamente morire, essere due metri sottoterra, come dicevi tu, e invece la vita ci è come ridonata… lo san tutti che si deve morire, ma non ci pensa mai nessuno. Provare che la morte può essere là all’angolo e ghermirci , in un pomeriggio di sole, e invece ritornare alla vita, sentircela di nuovo battere dentro… Non si torna a pensare come prima del fatto! Si scoprono due cose:

1) la vita è importante: perderla è tremendo!

2) abbiamo delle responsabilità nel modo di vivere la vita: non la si può vivere passivamente, subendola. Occorre scoprirne il senso.

Io lo so bene che queste cose, dette da un adulto, suscitano per lo più in un giovane una reazione di insofferenza: uffa, che barba! Che predica! So che per te non è così.

Approfitto di questa lettera, non per cercare di influenzarti o di farti la morale- vorrei sempre essere rispettoso dei giovani, della loro libertà! – ma per offrirti qualche motivo di riflessione nella tua estate, alla ricerca della tua identità – problema che so che ti interessa moltissimo.

Tu hai, per affermarti nella vita, con una tua personalità e un tuo ruolo, alcune carte importanti: sei intelligente, hai genitori che ti vogliono bene, hai un aspetto gradevole, hai amici affettuosi, un carattere mite.

Onestamente, devo dirti che hai anche molto ostacoli nel raggiungere la tua identità, nel formarti una personalità completa, armoniosa. Il discorso sarebbe lungo e quindi lo sintetizzo.

Un primo ostacolo è l’idea molto diffusa che la felicità stia nel fruire di molti beni di consumo e da possedere (vestiti, vacanze, macchina…), e nella quantità dei divertimenti (uscire la sera, discoteca) e nell’avere successo coi ragazzi. Il fatto che lo pensino tutti e tutte non toglie che in realtà nessuno trovi la felicità in questo.

Più importanti di questi creduti beni sono altri beni: la capacità di stabilire buoni rapporti umani con le persone che conosciamo, superare il nostro egocentrismo per accorgerci degli altri, godere delle piccole-grandi gioie quotidiane, come la natura, l’amicizia, una buona lettura, una telefonata a chi ha bisogno di noi, saper “pensare” da soli, anche divertirsi, ma senza la disperata frenesia di molti per i quali diventa l’ossessiva esigenza di ogni ora, di ogni giorno, con la conseguenza di non divertirsi, ma di assaporare l’amarezza, l’insoddisfazione, l’insaziabilità.

Un secondo ostacolo è la lode che una ragazza si sente fare, non perché è intelligente, o di buon carattere, o generosa, o capace di stabilire buoni rapporti umani, ma perché è bella ,attraente fisicamente: questo può scatenare nella ragazza una reazione pericolosa: puntare tutte le carte del successo sull’avvenenza fisica, valorizzarla al di là di ogni limite.

Allora in cima ai pensieri ci stanno i vestiti, il brillare alle feste, il giudizio degli altri sulla propria bellezza, le vittime maschili. Che peccato! Si può essere belle e saperlo, ma anche capire che altre doti sono più importanti per una personalità che nella vita sappia sentirsi a posto con sé e con gli altri, felice quanto può esserlo una persona, cioè serena, e capace di affermarsi, non nel senso arrivistico del termine ( calpestando anche la propria madre per avere successo), ma nel senso di realizzare le proprie capacità pienamente, al servizio degli altri e delle proprie legittime esigenze.

Alcune di queste doti: saper pensare, essere creativi nelle idee, saper ascoltare, saper vincere il risentimento e stabilire un buon rapporto con chi, forse ci odiava, saper impegnarsi con costanza ad aiutare chi ha bisogno di noi (e Dio solo sa quanti ce ne sono, ma in genere siamo così ciechi ed egoisti…!).

Un terzo ostacolo è che la vita, illusoriamente, è tutta centrata su di te, al tuo servizio, e questo può incoraggiare l’egoismo, l’egocentrismo. Invece occorre uscire da questo infantile mondo, che non ci fa crescere, non ci permette di diventare adulti.

Un quarto ostacolo è che non è facile per nessuno stabilire buoni rapporti con i genitori, ad una certa età, per l’intrico di tensioni conscie e inconscie, il desiderio di autonomia, che si incontra e scontra con il bisogno di protezione. Eppure è essenziale per un giovane realizzare buoni rapporti, di rispetto, di affetto.

– uffa, professore, quante cose dovrei fare! Non mi chiede un po’ troppo?

– Per tua fortuna, la carta è finita!

Spero di non averti troppo annoiato. Divertiti, leggi, pensa, fa la brava. Va bene?

Ti saluto con affetto. 

XX 

30 Luglio 1990

 

A 17 anni mi ruppi una gamba e ciò mi costrinse a letto per diverse settimane. Mi veniva a trovare un grande Maestro, di cui pubblico una lettera, perché questa non è rivolta solo a me, ma a tutti i giovani (che sono alla ricerca della loro identità) e ai meno giovani (se ancora si fanno delle domande).

 

 

 

Post pubblicato sul mio blog il giorno 16/04/2019.

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