La prima prova per Sofia

Sofia e Beatrice si trovano davanti ad una porta.

Foto di Franco Quadalti

– Scendiamo in cantina, le dice.
Scendono le scale, fredde e buie. Si sente un forte odore di umido. La donna apre una seconda porta in fondo alle scale e Sofia rimane a bocca aperta: la stanza è molto grande, con una moltitudine di vestiti e chincaglieria varia sparsa dappertutto.Poca luce e con delle zone completamente al buio.
– Dovrai sistemare la cantina, riordinarla, riporre dentro ogni scaffale tutto quello che vedi. E pulirla.
– Cosa? Sofia è attonita.
– Dovrai riordinare e riporre le vecchie foto e le vecchie lettere nei bauli, mettere i vestiti dentro gli armadi, riporre i giocattoli negli scaffali.
– Ma è un lavoro enorme! Qui ci vuole un’impresa specializzata.
Sofia nel vedere le zona in ombra della cantina pensa che avrebbe potuto trovarci qualche ragno di cui aveva il terrore. La donna si gira lentamente e prende a salire le scale.
– Buon lavoro cara, le dice dolcemente.
Sofia è piena di sconforto e rabbia. Tirata in volto, pensa: ma come faccio a fare tutto da sola?
Perché devo farlo? Che senso ha?
Se ne sta lì coi pugni chiusi, la pancia tesa con la voglia di gridare. E infatti lo fa.
– Perchè? – grida. L’urlo rieccheggia per le scale.
E piange.
E ogni lacrima sembra suggerirle: perché succede tutto a me?
Piange di rabbia e di dolore per la vita che sembra ce l’abbia con lei.
L’odore nella cantina è pungente come la sensazione fisica che si sente addosso. L’atmosfera è tetra come il modo che ha ultimamente di vedere la vita.
“Tutto è specchio Sofia.”
Segue…

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Post pubblicato sul mio blog il giorno 12/09/2018.

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